Congresso Cgil: invito inquietante … e caduta di stile
Ma non può e non deve stupire l’invito di Landini alla Meloni al congresso Cgil il venerdì 17. Stupirsi vorrebbe dire non aver capito cosa è divenuta negli anni e cosa è oggi la Cgil, la linea politica e il metodo di lavoro della Cgil ‘landiniana’. Landini aspira a essere sempre il primo della classe. La conseguenza: clamorosi scivoloni.
Le aspettative riposte 4 anni fa per ‘un nuovo corso’, da parte di molti inscritti/e, sono rimaste pie illusioni.
Landini, in questi anni, ha detto e promesso di tutto: dalla coalizione sociale all’occupazione di fabbriche, dal ‘sindacato di strada’ all’ascolto ... Con l’invito alla Meloni, ha voluto strafare osando dove nessun altro segretario avrebbe potuto. L’invito all’almirantiana nipotina del duce rappresenta un’offesa alla Resistenza, alle Formazioni partigiane, a chi ha combattuto il nazismo e il fascismo.
Uscire da quella sala, venerdì 17, lo dovevamo alle Vittime del nazi-fascismo, degli infiniti eccidi: da Marzabotto a Sant’Anna di Stazzema. Un giorno nero per un sindacato che si vuole progressista e di sinistra.
Come si è giustificato Landini? Che bisogna ascoltare … O è o ci fa?!
Politicanti (e non solo) di ogni risma e colore li ascoltiamo, purtroppo, ogni giorno, ogni ora, ogni minuto, profferire di tutto e il contrario di tutto, su televisioni, quotidiani e riviste. Un sindacato che si rispetti deve ascoltare, certo, ma lavoratori e lavoratrici, pensionati, disoccupati, precari, familiari di vittime da stragi industriali e ambientali e i familiari dello stillicidio quotidiano di morti nei luoghi di lavoro; ascoltare attentamente i problemi e assieme a loro sforzarsi di capire quali le risposte e come mobilitarsi per migliorare le loro condizioni di lavoro e di vita.
La protesta di uscire dalla sala è stata, per il sottoscritto, per l’infausta presenza di una politicante fascistoide che si richiama ai valori del ventennio e per il dissenso con l’antifascismo istituzionale, interclassista e borghese. PER rivendicare e affermare che il vero antifascismo è militante, di classe e popolare, a fianco della classe operaia e delle masse popolare in lotta contro lo sfruttamento e l’oppressione capitalistica.
Una cinquantina, i congressisti che hanno abbandonato la sala durante la presenza della Meloni. I tanti, troppi, rimasti sull’attenti alle loro poltrone hanno mostrato e dimostrato sudditanza al capo e legittimazione a ciò che impersonifica e rappresenta la Meloni. Hanno contribuito a sottoscrivere la pagina nera di venerdì 17. Per non delegittimare il capo, hanno legittimato la ... capa.